L’attuale chiesa madre di Sternatia, che si incontra
improvvisamente sul lato sinistro di via Platea, colpisce con il
suo prospetto alto e slanciato, reso ancor più imponente
dall’esiguo spazio del piazzale prospiciente e dalla prospettiva
nascosta dalle abitazioni antistanti. Essa sorge sulle fondamenta
di una più antica chiesa di rito greco dedicata a San Giorgio,
dettagliatamente descritta nelle sante visite pastorali anteriori
al XVIII secolo. Di questo antico edificio rimane traccia in
qualche concio riutilizzato, come quello ad esempio che si può
vedere in una scala a chiocciola, che porta su di un soppalco, in
prossimità dell’entrata laterale destra. Su questo concio si può
vedere, capovolto, il volto molto delicato di una Madonna o di una
Santa. Un altro elemento proveniente dall’antica chiesa potrebbe
essere un volto di Gesù in pietra, posto sul parapetto del
terrazzo di una casa di fronte. Con il passaggio dal rito greco al
rito latino nel corso del XVII secolo quest’antica chiesa venne
sempre più abbandonata e trascurata, tanto che già nella visita
pastorale del 1608 essa veniva descritta come “parva et male
costructa” (piccola e mal costruita). L’Università quindi
decise di acquistare le piccole case retrostanti e di abbattere
tutto l’isolato costruendo “di pianta” l’attuale
edificio. L’inizio dei lavori si può datare intorno al 1700 e
l’avanzamento degli stessi è documentato da varie date poste in
diverse parti dell’edificio. In un doccione che scarica l’acqua
piovana della terrazza verso via Platea si legge, infatti, la data
del 1702, mentre sull’arco maggiore interno si legge la data del
1711. La facciata ed il campanile furono opera, di Adriano Preite
di Copertino.
La chiesa conserva all’interno numerose statue in cartapesta
leccese risalenti al XIX ed al XX secolo, nonché una statua in
legno, di fattura napoletana, donata alla chiesa dal marchese
Giuseppe Granafei nel 1751. All’interno della chiesa, possiamo
notare, nella seconda cappella a destra, l’altare di Sant’Antonio
da Padova, proseguendo, nel transetto destro, possiamo ammirare,
di fronte, l’imponente altare di San Giorgio di Cappadocia,
patrono di Sternatia, costruito nel 1742 dalla comunità cittadina
e restaurato nel 1863 dal primicerio Orazio Specchia. In alto
possiamo vedere le statue di Sant’Eligio e di San Donato. A
fianco, sull’altro lato, possiamo ammirare l’altare della Madonna
del Carmine o delle Anime Sante risalente al 1787. Nel
presbiterio possiamo ammirare l’altare maggiore con due angeli in
adorazione ai lati dello stesso. Di fronte, sopra il coro, un
organo ligneo del XVIII secolo proveniente dalla chiesa del
convento dei domenicani. Proseguendo, nel transetto sinistro
troviamo l’altare del Sangue Sparso, del 1791, con figure in
cartapesta rappresentanti scene della Crocifissione sul Calvario.
Più avanti ammiriamo l’imponente altare della Madonna di
Costantinopoli, dedicato alla Vergine dal marchese Enrico Granafei
nel 1741, con una bellissima tela raffigurante la Madonna e con
statue di San Gaetano da Thiene, di San Pasquale Baylon, di
Sant’Anna e di Santa Irene. Ritornando nella navata
principale e proseguendo verso l’uscita troviamo la cappella con
l’altare dedicato a san Francesco Saverio, ricordo dei Gesuiti
presenti a Sternatia, per poi proseguire incontrando la cappella
del battistero. Nella chiesa sono conservate anche diverse tele,
che, nel corso degli anni sono state dislocate in postazioni
diverse. Fra queste un interessante “Dubbio di San Giuseppe”, un
“Sant’Oronzo” ed un “San Francesco d’Assisi”, La chiesa è
interamente dipinta con affreschi del Garganese del 1864.